Scrivo romanzi, “faccio” lo scrittore, almeno ci provo. Certamente tento di farlo bene, con cura e dedizione, come in fondo dovrebbe essere sempre. Non “faccio”, però, soltanto questo. Dalla polvere di alti scaffali, dagli angoli bui di magazzini abbandonati  inseguo capolavori dimenticati, assopiti sotto la coltre del tempo, rimasti soffocati dalle frenetiche ansie editoriali. Inseguo quelli che normalmente chiamano CLASSICI. Provo ad offrirgli nuova vita, tento di salvarli dall’oblio convinto che abbiano subìto un’ingiusta fine, sicuro che non abbiano resistito all’incuria degli anni per puro caso, bensì perché custodi di un magico sapere.   

La bellezza salverà il mondo (credo)

Avere qualcosa di importante da dire e non essere ascoltati è una condanna atroce, una colpa della quale non voglio macchiarmi e allora scovo libri, certi libri, bei libri.

Convinto che la lettura sia un’arte della mente e un’aspirazione dell’anima, confido che in ogni pagina si nasconda un seme pronto a germogliare, una radice in procinto di attecchire,  così da incastrarsi nell’ampio mosaico umano.

    Mantenere un occhio al passato e uno al futuro per affrontare una sfida che necessita di zelo e passione, utopia e coraggio, fiducia e aria dove vivere, crescere e proliferare nella logica del bene comune. Confidando su menti aperte all’universo, affacciate sulla cultura, vorrei intraprendere questo duro cammino e vorrei farlo assieme a tutta la curiosità dei lettori.

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L'irreversibilità dell'uovo sodo

Nota dell’autore (ora più vecchio)

L’irreversibilità dell’uovo sodo venne alla luce nel 2009, pubblicato da una piccola casa editrice. Avevo trentuno anni ed era il mio secondo romanzo. All’epoca scrivevo di critica e lavoravo come bibliotecario. Un titolo strano per un libro di narrativa, certo non facile da pronunciare o tenere a mente e diventato, più tardi, affettuosamente: ‘l’uovo sodo’. Raccolse soddisfazioni, qualche premio, recensioni positive, buoni giudizi. Il tempo passò, la vita proseguì così come la scrittura; vennero altri due romanzi e altro ancora. Molto, per me, cominciò da questo romanzo di viaggio, da un protagonista sognatore e scellerato, da una trama bislacca che brucia chilometri cercando di anticipare le tattiche degli scacchi. Meditai molto sull’intreccio: avevo bisogno di una storia enigmatica ma lineare nella struttura, per descrivere un percorso umano, il cammino di crescita del protagonista e, magari, pure del lettore. Pensai alle regole degli scacchi e agli scacchisti, a menti genialmente nevrotiche, ossessionate dalla partita perfetta, alle prese con un gioco complicato, tanto somigliante alla vita

Sul mio comodino

Quello che leggo... quello che scrivono, o hanno scritto, gli altri.

«Quando la campagna sarà finita non po­chi si precipiteranno a scrivere dei libri» annota Flaiano nel febbraio del 1936, men­tre, sottotenente del Genio, partecipa alla guerra d’Etiopia. «Già immagino il con­tenuto e i titoli: “Fiamme nel Tigrai”, “Africa te teneo”, “Tricolore sull’Amba”!». Non a caso, attenderà dieci anni prima di rica­vare da quella sofferta esperienza – fatta di sete e stanchezza, caldo e paura – un ro­manzo. Un romanzo sconcertante, tanto più in pieno clima neorealista, che ha come sfondo non la «terra ideale dei films Para­mount», ma il paese triste, ingrato, ambi­guo, sfuggente delle iene, e al centro una vicenda «assolutamente fan­tastica»: un delitto futile e fatale, che scate­na in chi l’ha commesso un corrosivo deli­rio. E gli trasmette il morbo di un «impe­ro contagioso», di un senso di colpa in­scindibile dal rancore, di una pietà com­mista a disprezzo per un mondo ignoto, l’Africa – «lo sgabuzzino delle porcherie», dove gli occidentali vanno «a sgranchirsi la coscienza».

Le ultime uscite dove ho messo lo zampino!

cALDI DI STAMPA

Nel 1951 Einaudi pubblicò La letteratura americana e altri saggi, un volume di scritti pavesiani, redatto da Italo Calvino e suddiviso in tre sezioni: Scoperta dell’America, Letteratura e società, Il mito. Scoperta dell’America costituisce una raccolta di articoli apparsi su varie riviste tra gli anni Trenta e Quaranta, dove si coglie tutta l’essenza di una letteratura moderna, l’energia di una scrittura vitale e fiorente: «Quella cultura ci apparve insomma un luogo ideale di lavoro e di ricerca, di sudata e combattuta ricerca, e non soltanto la Babele di clamorosa efficienza, di crudele ottimismo al neon che assordava e abbacinava gli ingenui e, condita di qualche romana ipocrisia, non sarebbe stata per dispiacere neanche ai provinciali gerarchi nostrani. Ci si accorse, durante quegli anni di studio, che l’America non era un altro paese, un nuovo inizio della storia, ma soltanto il gigantesco teatro dove con maggiore franchezza che altrove veniva recitato il dramma di tutti». Pavese contribuirà così in modo determinante alla conoscenza di romanzieri che influenzeranno stilisticamente il Novecento, di poeti diventati indiscussi modelli lirici.

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da non dimenticare

Come se a questo mondo fosse possibile esprimere esattamente i propri desideri, le proprie idee, i propri dolori, come se la parola umana non fosse un vaso di rame incrinato su cui battiamo cadenze capaci al massimo di far ballonzolare gli orsi, mentre aspireremmo a intenerir le stelle.

Madame Bovary - Gustave Flaubert

Cosa bolle in pentola

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