E scrivo, e scrivo, e ho molte altre virtù

rimava il grande Carducci che, indegnamente, cito.

Sulle mie virtù, obiettivamente, si potrebbe discutere, ma il fatto che scrivo, e scrivo è, invece, indiscutibile. Discutibile potrebbe essere anche il come lo faccio, ma questo giudizio spetta a Voi. Quindi sento l’obbligo di presentarmi.

Nato a Roma nel 1978, ivi residente. Laureato in critica letteraria ormai da ben oltre un decennio, laureato bibliotecario da ormai ben oltre un decennio, scrittore ormai da poco più di  un decennio. Insomma costante da ormai oltre un decennio. Faccio questo lavoro credo per una mera questione di variabili e dosaggi: passione, incoscienza, divertimento, necessità (sia esistenziale, sia economica). Credo.

Sono freddoloso, pigro, detesto guidare. Leggo molto, ma giuro non c'è un libro che mi abbia cambiato la vita. Non c’è e nemmeno provo più a cercarlo, tento da decenni e non ci riesco mai. Troppi i titoli, troppi gli autori, troppi gli amori: amo Conrad perché è coraggioso nel midollo, Stevenson perché ha l’avventura nel cuore. Amo Pasolini perché è imparziale come uno specchio, Calvino perché è leggero come l'aria. Amo Camus perché è analitico, Céline perché è categorico, Svevo perché è malinconico. Amo Bukowski perché è sboccato oltre i limiti, Proust perché è educato con i ricordi. Amo Zola perché è realista, Maupassant perché è impressionista, Flaubert perché è impressionante. Amo la Ginzburg perché è familiare, Harper Lee perché è razionale, Leopardi perché è geniale. Amo Jerome perché rido ogni volta, la Merini perché mi commuove ogni volta. Amo Pavese perché non fa sconti, Vittorini perché è scarno. Amo Pessoa perché perdona tutti tranne sé, Tabucchi perché mi ha regalato Pessoa. Amo Buzzati per il dono della sintesi, Dickens per il dono della verbosità. Amo Hemingway per la potenza, Hugo per il tatto, Balzac per il tratto. Amo Borges perché racconta l'universo, Twain perché è un sagace diavolaccio, Orwell perché legge il futuro. Amo Salinger perché mi mantiene giovane, Melville perché perlustra la paura. Amo London perché taglia, Cechov perché accompagna, Musil perché depista. Amo Tolstoj perché è integerrimo, Puskin perché è freddo, Boll perché è fermo. Amo Manzoni anche se non è vero, amo Pirandello dopo averlo odiato. Amo Sartre per come interroga i vivi, Lee Master per come fa parlare i morti, Dostoevskij per come evoca i fantasmi. Amo Joyce perché ti fa diventare matto, Salgari perché scrive come un matto, Beckett perché sfida la pazzia. Amo la Morante perché l’ho letta tardi, la Deledda perché la leggono in pochi. Amo Montale perché suona le parole, Fenoglio perché mantiene la parola. Amo Rigoni Stern per la fedeltà alle regole, Bianciardi perché sputa sulle regole.

Amo, insomma, tutta questa gente qua, troppi per dirne uno.

BIOGRAFIA...SCRITTA DA ME MEDESIMO